Errore di politica salariale i benefit

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I Benefit aziendali 

L'attuale configurazione retributiva, squilibrata a vantaggio dei redditi da capitale. l'erosione continua dei livelli salariali e la permanente ricerca di riduzioni del costo del lavoro anche attraverso i sistemi di adeguamenti salariali quali i benefit sono entrati oramai nell'azione sindacale, divenuta prassi.

Ormai, da tempo, sono entrati a far parte del corrispettivo per il lavoro prestato, modificando la natura di "potere d'acquisto", quello che entrava direttamente nelle tasche dei lavoratori i quali conservavano l'arbitrio su come , dove e quando spendere il proprio salario.

I fringe benefits riguardavano fino a qualche tempo fa i dirigenti, oppure le peculiarità del rapporto di lavoro dei dipendenti, come  la concessione di un alloggio, l'uso di un' autovettura o il pagamento di un'assicurazione per la copertura di rischi professionali ecc.

Oggi, sono buoni pasto,  buoni carburante, polizze assicurative sulla vita ecc., non sono più complementari della normale retribuzione pattuita, ma riguardano la totalità dei lavoratori e sono il corrispettivo di incrementi salariali rivendicati per adeguare il potere di acquisto dei salari al mutato costo della vita;

Addirittura il patronato degli industriali si organizza in rete per far confluire la spesa dei corrispettivi esenti da imposte verso venditori che garantiscono loro una partecipazione, quando non sono proprio azionisti.

Se con il mio salario, dopo che l'ho intascato, vorrò fare la spesa al supermercato, fare il pieno presso questo o quel rifornitore, assicurarmi per qualche rischio a un'assicurazone, devo poterlo fare, dove e quando voglio e da chi voglio.

Quando questa libera scelta, che molte volte riguarda adeguamenti salariali al costo della vita, mi viene impedita, significa limitazione alla libera scelta, limitazione e impedimento a quell' "arbitrio", di poter provvedere autonomamente ai bisogni della propria vita e a quella dei propri famigliari.

E' palese che con tale sistema, non solo il profitto, ma anche questa parte del salario dei lavoratori (il benefit) rientra nella potestà delle imprese.

Equivale alla rinuncia al dritto enunciato della Costituzione:

l testo per esteso dell’articolo è il seguente:

“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.”

Siccome sono saltati i precedenti livelli di contrattazione che regolavano la politica salariale (qualcuno ricorda la scala mobile ?) e in considerazione che gli adeguamenti salariali al costo della vita sono richiesti dove si può; Non credo che il salario dovuto per adeguare la suddetta proporzione alla quantità e qualità del lavoro possa avvenire corrispondendo Buoni pasto, buoni carburante, polizze assicurative ecc.

Viene stravolta la garanzia di, "vita dignitosa", perchè trattasi di corrispettivi depurati dall' "arbitrio" di poter spendere il salario come, dove e quando si vuole.

Nei documento "Contenuti e indirizzi delle relazioni industriali e della contrattazione collettiva di Confindustria e CGIL,CISL e UIL"  si ritiene che il welfare contrattuale debba "mantenere la sua natura integrativa ai diversi livelli" ma nella pratica, contrattazione di categoria questo impegno viene disatteso.

E' una tendenza che fa rientrare il rapporto di lavoro nella sfera di ottocentesca memoria quella che regolava il rapporto tra "padrone & servo" tanto più pervasive, se si tiene conto che la legislazione supporta di tale orientamento:

L’articolo 1, commi 160-162, L. 232/2016 (Legge di Bilancio 2017), il D.L. 50/2017, convertito con modificazioni dalla L. 96/2017 e l’articolo 1, commi 28 e 161, L. 205/2017 (Legge di Bilancio 2018), proseguono il percorso tracciato dall’articolo 1, commi 182-190, L. 208/2015 (Legge di Stabilità 2016) in materia di detassazione dei premi di risultato e di welfare aziendale. La circolare n. 5/E/2018, redatta d’intesa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, illustra il contenuto delle disposizioni introdotte nel 2017 e nel 2018 e, inoltre, fornisce chiarimenti in merito ad alcuni aspetti della normativa emersi in questo periodo di applicazione, rinviando per il resto a quanto già illustrato con la circolare n. 28/E/2016_1.

Rappresenta, pertanto un errore di politica salariale concordare "benefit" quale corrispettivi di adeguamenti salariali  richiesti per adeguare il pregresso potere d'acquisto dal salario al mutato costo della vita.

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